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 News da Capo d'Orlando - Circolo dei Nebrodi


Caltanissetta. Vulcanelli e Protezione Civile
A cosa servono i soldi della Protezione Civile?


Le cronache giornalistiche locali hanno visto al centro dell’attenzione, in quest’ultima parte dell’estate, le tormentate vicende dei vulcanetti di Terrapelata. In particolare, gli eventi che hanno riacceso i riflettori sull’area delle maccalubbe sono stati: la visita, richiesta da mesi, del sottosegretario Guido Bertolaso (direttore del Dipartimento di Protezione Civile) e la formazione di una nuova bocca eruttiva di fango all’interno di un’abitazione. Sui giornali e sulle televisioni locali sono apparsi interventi (come già avvenne dopo gli episodi del 2002 e del 2008) che hanno riproposto la necessità di effettuare studi specialistici, per meglio monitorare e prevenire futuri dissesti e la richiesta di finanziamento alla Protezione Civile Nazionale a ristoro dei danni calamitosi già occorsi. Per quanto riguarda gli studi concordiamo sulla necessità di realizzarli, ma vorremmo fossero commisurati ad obiettivi reali, trasparenti e non speculativi, sapendo bene che l’area in questione non ha mai avuto una vocazione ad essere urbanizzata, mentre il fenomeno scientifico (non frequente) si presta benissimo ad essere valorizzato. A tal proposito non si capisce perché la nuova Amministrazione non reclami i risultati delle indagini già commissionate alla Facoltà di Geologia e Geodesia dell’Università degli Studi di Palermo, che si avvale a sua volta della collaborazione di ricercatori francesi e perché non ha ancora accettato l’offerta (poco onerosa) di monitoraggio continuo dell’area da parte della facoltà di Geologia dell’Università di Catania. Siamo invece assolutamente contrari a spese ingenti di ripristino e consolidamento dell’esistente, perché si tratterebbe dell’ennesimo sperpero di danaro pubblico che non porterebbe alcun beneficio alla comunità, con l’aggravante che fra qualche tempo (settimane, mesi, anni) ci ritroveremmo a vantare nuovi danni. Il fenomeno naturale in questione ha infatti origini profonde, è variabile nel tempo per intensità e carattere esplosivo, è realisticamente non eliminabile o contenibile. Non capiamo, quindi, cosa si vorrebbe mettere in sicurezza e cosa si vorrebbe aggiustare nell’area dei vulcanetti di Terrapelata. A tal proposito riportiamo il giusto stupore (come raccontato dai media) del direttore del Dipartimento di Protezione Civile, Guido Bertolaso, che durante la sua ultima visita a Santa Barbara si è appunto meravigliato della presenza di edifici in una via denominata singolarmente “Via dei Vulcanelli”. Come si è potuto, fino ad ora, dare licenze edilizie e autorizzazioni a costruire in un’area geologicamente così poco tranquilla? Come ci si può essere dimenticati del disastro e della fine ingloriosa del Campo Scuola, continuando negli anni successivi a sanare edifici abusivi? Come è possibile e con quale giustificazione oggi vantiamo danni per i dissesti generati dalle Maccalube di Terrapelata? Esiste una via differente di approcciare il problema? Noi di Legambiente crediamo di si. Crediamo che l’Amministrazione Comunale debba assumere una iniziativa forte e coraggiosa nei confronti della cittadinanza: salvaguardando, da una parte, i diritti già maturati dalle famiglie e dalle Ditte proprietarie degli immobili danneggiati, fornendo loro degli edifici più sicuri in aree differenti da quelle dei vulcanetti. Crediamo si possa valorizzare l’area avviando l’iter espropriativo per realizzare nel sito un’area protetta, simile a quella di Aragona (17.000 presenze turistiche solo nel 2008), che potrebbe attrarre turisti di ogni età e , perché no, dare lavoro ai figli dei residenti dell’area ( manutenzione dell’area, guardiania, guide turistiche). Si chiedano quindi i soldi a “Roma” non per sistemare strade ed immobili, che fra due anni si romperanno nuovamente, ma per realizzare un piano di delocalizzazione. Ci piacerebbe, infine, che la nuova Amministrazione segnasse una discontinuità di indirizzo rispetto al passato, puntando su una nuova politica del territorio che può portare lavoro vero e pulito in città. Basta con l’idea fallimentare dell’urbanizzazione selvaggia come unico volano di sviluppo!!


Letto 330 volte dal 07/09/2009 - 11.06.56


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