Legambiente parte civile nel processo
Siracusa. I responsabili della discarica rinviati a giudizio
per gestione di rifiuti non autorizzata
Primi esiti del procedimento penale per lo smaltimento illegale del percolato della ex discarica di Siracusa di C.da Cardona, che vede imputati BAIANO Giovanni Maria e SATURNO Sergio, rispettivamente nelle qualità di direttore e di responsabile dell’area messa in riserva della discarica.
I reati contestati sono quelli previsti dall’art.51 comma 2 della legge 05/02/97 (oggi trasfuso nell’art.256 del T.U. Ambiente, attività di gestione di rifiuti non autorizzata) e dall’art.53 bis della legge 05/02/97 n. 22 (oggi art. 260 del T.U. Ambiente, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti). In pratica la Procura contesta agli odierni imputati lo smaltimento illegale di ingenti quantità di percolato che, anziché venire conferiti al depuratore attraverso un canale di gronda, venivano dispersi nelle acque sotterranee o nelle acque del mare.
All’esito dell’udienza preliminare tenutasi il 30/04/09, il G.I.P. del Tribunale di Siracusa, Dott.ssa Carruba, ha riconosciuto Saturno Sergio colpevole del secondo capo d’imputazione (art.53 bis legge n. 22/97), per il quale aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato.
Il Giudice ha altresì ordinato il ripristino dello stato dell’ambiente nonché condannato l’imputato al risarcimento del danno nei confronti di Legambiente Siracusa e di Legambiente Comitato Regionale Siciliano, parti civili costituitesi nel corso dell’udienza precedente.
Il Giudice infine ha rinviato a giudizio Saturno Sergio per il primo capo d’imputazione e Baiano Giovanni Maria per entrambi i capi d’imputazione, fissando per il dibattimento l’udienza del 23/09/09.
Il procedimento prese avvio dalle denuncie, tra gli altri, di Legambiente Siracusa, che agli inizi del 2005 segnalò alla Procura di Siracusa la presenza di acque nere e maleodoranti che provenendo da un canale di scolo vicino alla discarica, attraversavano i terreni coltivati dell’area, confluivano nel canale Mabbajabica, per sfociare nel Porto Grande di Siracusa. Durante il tragitto, dunque, il percolato (liquido che origina dalla discarica a seguito delle infiltrazioni d’acqua e per la decomposizione dei rifiuti, classificato come rifiuto speciale) non solo attraversava il comprensorio agricolo più fiorente del Siracusano ma successivamente la Riserva Naturale Orientata Ciane – Saline, oltre a finire la sua corsa, senza alcuna forma di depurazione, nel porto, anch’esso sottoposto a vincolo.
Al di là dell’accertamento della responsabilità penale degli imputati, il processo è importante per comprendere come è stato gestito lo smaltimento di RSU nel nostro territorio fino al 2005, vale a dire fino alla chiusura definitiva della discarica comprensoriale. Per evitare che certi errori non si ripetano più in futuro.
Un po’ di storia.
La discarica comprensoriale di C.da Cardona è stata realizzata nel 1984, dopo la chiusura della preesistente discarica di C.da Arenaura, ai sensi di una procedura di emergenza allora prevista dall’art.12 del DPR n. 915/82. Per più di vent’anni, in regime di proroghe ripetute, la discarica è stata gestita in virtù di provvedimenti contigibili ed urgenti, pur trattandosi inizialmente di un sito scelto per lo smaltimento provvisorio dei rifiuti. Nonostante le proteste dei titolari delle aziende agricole della zona e degli ambientalisti, nel corso degli anni la discarica è stata progressivamente ampliata, accumulando in elevazione i rifiuti una volta esaurito il sito originario, senza tenere minimamente conto dei costi economici, ambientali e sociali legati al degrado dell’area, un contesto agricolo e paesaggistico di grande importanza per la Città..
Possiamo ben dire che la montagna di rifiuti accumulatesi nel tempo - tutt’oggi ancora ben visibile a notevole distanza - rappresenta un vero e proprio monumento all’inefficienza della classe dirigente locale, allo spreco di denaro pubblico e alla logica dell’emergenza eretta a sistema di gestione ordinario.
La discarica è stata anche un pozzo senza fondo di sprechi di denaro. Nel corso degli anni, per la sua gestione in condizioni di perenne emergenza e per la sua continua manutenzione, sono stati spesi fiumi di denaro pubblico. Dalla lettura degli atti processuali emerge che solo nel biennio 2004-2005 lo smaltimento del percolato è costato alle casse del Comune in oneri aggiuntivi € 166.000.
Senza contare che dopo la chiusura, il Comune ha conferito nei due anni successivi i propri rifiuti nella discarica di Motta Santa Anastasia (CT), con un ulteriore aggravio di costi a carico della collettività. In attesa che prima dell’esaurimento della discarica attualmente utilizzata di C.da Costa Gigia, ATO e Comune avviino seriamente la raccolta differenziata, partendo magari dal più volte annunciato progetto pilota di raccolta porta a porta, non rimane che procedere alla bonifica della discarica Cardona, provando a rimediare almeno in parte a più di vent’anni di danni ambientali.
Letto 396 volte dal 28/09/2009 - 22.11.08
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